Una piazza medievale che diventa palco
Ogni anno, a luglio, Piazza del Duomo di Pistoia cambia funzione. Lo spazio racchiuso fra la cattedrale di San Zeno, il Battistero e i palazzi civici viene attrezzato con un palco e diventa la sede del Pistoia Blues, uno dei festival musicali più longevi d'Italia.
L'effetto è particolare: si ascolta musica amplificata avendo davanti agli occhi facciate romaniche e gotiche. Chi c'è stato lo racconta come una delle cornici più belle in cui abbia mai visto un concerto, e la capienza contenuta della piazza fa sì che anche dalle ultime file il palco resti vicino, senza la distanza tipica dei grandi stadi.
Dalla villa la piazza dista una ventina di minuti di auto, il che rende del tutto praticabile una serata di concerto seguita da un rientro tranquillo in campagna.
Dal 1980: il primo festival blues italiano
Il Pistoia Blues nasce nel luglio del 1980 per iniziativa di Raffaele Barki e dell'associazione Tonal Island. Fu il primo festival italiano interamente dedicato al blues, in un momento in cui in Italia i grandi concerti erano quasi scomparsi per ragioni di ordine pubblico.
La prima edizione è rimasta leggendaria per il cartellone: Muddy Waters, Fats Domino, B.B. King, Alexis Korner, Dizzy Gillespie, e sul fronte italiano Pino Daniele e Roberto Ciotti.
Il festival ha attraversato anche momenti difficili, con una crisi finanziaria che culminò nel 1984, per poi riprendersi e consolidarsi negli anni successivi.
I nomi che sono passati di qui
L'edizione della ripartenza, nel 1988, portò a Pistoia John Lee Hooker, Johnny Winter, Ron Wood, Bo Diddley, Otis Rush, Sam Moore e Rufus Thomas, e soprattutto Stevie Ray Vaughan, la cui esibizione è tuttora ricordata fra le più intense mai viste in piazza.
Da allora il festival ha continuato a portare in città artisti internazionali di primo piano, alternando i puristi del blues alle grandi chitarre del rock.
Scorrere l'elenco delle edizioni passate significa in pratica leggere una storia parallela della musica popolare degli ultimi decenni, raccontata dal punto di vista di una piazza toscana. È anche il motivo per cui il festival è diventato un appuntamento fisso per un pubblico che arriva da tutta Italia e dall'estero, e non soltanto per i pistoiesi.
Come è cambiato nel tempo
Negli anni la formula si è allargata. Accanto alla sezione più strettamente blues, il festival ospita concerti rock, serate dedicate ai grandi cantautori italiani e progetti fuori formato, mantenendo però l'identità originaria come riferimento.
Questo significa che nello stesso cartellone possono convivere un chitarrista blues americano, una band rock internazionale e un cantautore italiano molto popolare: la programmazione cambia ogni anno e si compone di serate distinte.
Alcune date vanno esaurite con molti mesi di anticipo, quindi se avete un artista preferito conviene informarsi presto.
Andare al festival alloggiando in campagna
Chi soggiorna sul Montalbano ha un vantaggio pratico: si raggiunge Pistoia in una ventina di minuti, si parcheggia fuori dalla cerchia muraria e si entra a piedi in centro, che nelle sere di concerto è comunque chiuso al traffico nella zona della piazza.
Una buona strategia è arrivare presto, cenare con calma nel centro storico e presentarsi all'ingresso senza fretta. Dopo il concerto il rientro verso la campagna è breve e senza code.
È anche il modo migliore per conciliare la serata con una famiglia: chi non partecipa resta a casa in tranquillità, chi va al concerto rientra a notte senza dover affrontare lunghi trasferimenti.
Dove trovare le informazioni
Date, programma, artisti e biglietti cambiano ogni anno e vengono annunciati progressivamente nei mesi che precedono l'estate.
Per evitare informazioni superate, fate riferimento esclusivamente ai canali ufficiali del festival e alle comunicazioni del Comune di Pistoia: sono le uniche fonti che riportano il calendario definitivo e le modalità di acquisto dei biglietti.
Se il vostro soggiorno cade nella prima metà di luglio, vale la pena controllare per tempo: una serata in Piazza del Duomo è il tipo di ricordo che resta.
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